Capolavori della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
A cura di Renata Cristina Mazzantini e Gabriele Simongini
Sessantuno opere della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma arrivano a Catania per raccontare la nascita e gli sviluppi dell’astrattismo italiano, in un dialogo tra linguaggi artistici, luce e spazio che attraversa quasi ottant’anni di storia. Dopo il successo di Da Burri a Cattelan 1970-2025, la Fondazione Puglisi Cosentino ospita a Palazzo Valle la seconda tappa della collaborazione triennale con la GNAMC, mettendo in relazione i capolavori del museo romano con sette importanti opere della propria collezione permanente.
Il percorso espositivo della mostra Balla, Fontana e l’astrattismo italiano si apre con le sperimentazioni pionieristiche dei primi anni Dieci, quando Giacomo Balla, insieme a Gino Severini, Alberto Magnelli, Enrico Prampolini e altri protagonisti delle avanguardie, avvia una profonda trasformazione del linguaggio pittorico. Dalla scomposizione della forma alla ricerca sul movimento, dalla liberazione del colore alla progressiva autonomia della composizione, l’astrazione diventa uno spazio di esplorazione capace di superare la rappresentazione del mondo visibile. Negli anni Trenta questa ricerca raggiunge nuove forme di maturità attraverso esperienze come quelle degli artisti legati alla Galleria il Milione di Milano, tra cui Osvaldo Licini e Fausto Melotti, e del Gruppo di Como. Nel secondo dopoguerra, il panorama artistico italiano si arricchisce di nuovi sodalizi e orientamenti, espressione di un confronto sempre più articolato sulle possibilità dell’astrazione. La mostra dedica particolare attenzione a tre esperienze fondamentali nate nel 1947: il gruppo Forma 1, lo Spazialismo di Lucio Fontana e Arte d’Oggi in Toscana. Il viaggio prosegue attraverso le molteplici declinazioni dell’arte astratta: dalle tensioni espressive dell’Informale, con artisti come Afro, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi ed Emilio Vedova, alle sperimentazioni della pittura monocroma e oggettuale di Agostino Bonalumi e Paolo Scheggi; dalle ricerche cinetiche e programmate di Getulio Alviani, Alberto Biasi, Gianni Colombo e Grazia Varisco alle indagini sulla materia, sulla luce e sullo spazio di Ettore Spalletti e Nunzio. Ne emerge un panorama plurale, nel quale convivono sensibilità differenti e percorsi difficilmente riconducibili a un’unica definizione.
Con i suoi 61 lavori provenienti dalla GNAMC, affiancati da sette opere della collezione della Fondazione Puglisi Cosentino, l’esposizione offre una delle più ampie ricognizioni dedicate all’astrattismo italiano. La selezione mette in luce l’originalità di una tradizione che, per precocità delle sperimentazioni e qualità degli esiti, occupa una posizione di rilievo nel contesto internazionale. L’astrazione italiana si distingue infatti per la capacità di coniugare rigore formale e libertà immaginativa, sensibilità lirica e costruzione geometrica, dando vita a un linguaggio che coinvolge non soltanto lo sguardo, ma anche la percezione e la sfera emotiva. Come sottolinea Renata Cristina Mazzantini, Direttrice della GNAMC, «Con questa tappa del progetto Museo Migrante, la GNAMC propone un nuovo percorso di scoperta della propria collezione, offrendo una chiave di lettura inedita: un affascinante viaggio nell’astrattismo italiano, visto come un laboratorio radicale che, nel Novecento, ha rivoluzionato la pittura dando voce all’interiorità». Le fa eco Gabriele Simongini, Che individua uno dei tratti distintive dell’astrattismo italiano nella capacità di rielaborare le eredità delle avanguardie: «Uno dei motivi che caratterizza e dà forza all’astrattismo italiano è l’eredità reinventata in forme nuove del Futurismo e della metafisica di Giorgio de Chirico, a cui guardano attentamente molti artisti. Inoltre viene proposto in mostra una sorta di DNA del nostro astrattismo identificabile nel concetto di “fiamma di cristallo”, cioè nel rapporto fra variabilità immaginativa del colore-luce e regolarità del modulo, esaltati dal continuum spaziale che prosegue idealmente oltre i limiti della tela per evocare un frammento del divenire vitale e un “infinito finito” che ambisce ad una ininterrotta espansione ambientale». Per Alfio Puglisi Cosentino, la mostra rappresenta un ulteriore passo nel percorso condiviso tra la Fondazione e la GNAMC: «L’attuale evento espositivo, dedicato all’astrattismo italiano, risponde perfettamente alla mission della nostra Fondazione: operare a favore dell’arte senza barriere temporali, con fini di studio, educazione e diletto, promuovendo le relazioni tra artisti e pubblico, anche di non addetti ai lavori, e contribuendo alla trasformazione virtuosa del nostro territorio».
Il catalogo, pubblicato da Peruzzo Editoriale, contiene un testo di Renata Cristina Mazzantini, un saggio di Gabriele Simongini e le schede scientifiche di J. Curzietti, S. Meurer, R. Salvatori, L. Sorrenti, A. Tornitore e F. Tota, accompagnate dalle riproduzioni delle opere esposte.
Balla, Fontana e l’astrattismo italiano
Capolavori della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Catania, Fondazione Puglisi Cosentino, Palazzo Valle
FONDAZIONE PUGLISI COSENTINO
Viale Vittorio Emanuele II, 120
95131 Catania
T. + 39 095 715 21 18 , + 39 346 385 15 06
ORARI
Martedì – Domenica
10:00 – 20:00
www.fondazionepuglisicosentino.it

