La Fuga di topi di Giovanni Raspini alla GNAMC

Realizzata nell’ambito del progetto di collaborazione della GNAMC con realtà del design e del Made in Italy, la Fuga di topi è un’originale installazione di Giovanni Raspini che fonde design e alto artigianato artistico. L’intervento ripropone, in maniera più contenuta e congeniale agli spazi di accoglienza del museo, l’originaria fuga avvenuta nell’estate del 2025 a Monte San Savino, borgo aretino dove Giovanni Raspini ha ristrutturato un antico palazzo, progettato e abitato dall’architetto Rinascimentale Andrea Sansovino, trasformandolo in museo.

Il borgo fu invaso da una moltitudine di topolini argentati, piccole sculture appartenenti all’immaginario fantastico del designer, che occuparono allegramente i punti più caratteristici del piccolo centro abitato creando curiosità e un pizzico di scompiglio. Alla GNAMC, ventiquattro topolini scorrazzano su una parete, dopo essere usciti timidamente da un buco e altri si spingono, in dodici, a scrutare dall’alto i visitatori dallo stipite di una porta di entrata alle sale museali.
Ecco come hanno fatto.


Fuga di topi d’argento alla GNAMC
Le opere di Giovanni Raspini raggiungono la città eterna

di Francesco Maria Rossi

La Fuga di topi d’argento, la performance concettuale e materica di Giovanni Raspini, ha infestato anche la Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea di Roma. Un gesto artistico che originariamente prende vita in Toscana, nel bellissimo borgo di Monte San Savino. Qui il designer e creativo aretino ha creato Il Palazzo dei Topi d’Argento, già casa dell’artista e architetto rinascimentale Andrea Sansovino, un luogo che ospita una straordinaria collezione di opere contemporanee, sculture e gioielli. Aperto al pubblico gratuitamente l’estate 2023, offre ai visitatori italiani e stranieri la possibilità di ammirare tanti sorprendenti capolavori di artigianato artistico Made in Italy.

I topi d’argento di Giovanni Raspini sono “evasi” per la prima volta dal palazzo che li ospitava nell’estate del 2025, improvvisamente e di notte, dando vita a un’installazione diffusa, permanente e in divenire. Le vie e le piazze del borgo rinascimentale, patria di Andrea Sansovino e di papa Giulio III, si sono così trasformate nel palcoscenico di un intervento che ha reinterpretato la tradizione in chiave contemporanea, ovvero un progetto artistico concettuale e sperimentale, in cui scultura, design e spazio urbano si confrontano in modo inedito. 

Diverse sculture di topi, addirittura declinate in piccole famiglie, realizzate a grandezza naturale con dettagli estremamente realistici, sono ora collocate nei punti più iconici del centro storico del borgo. Così questi sorprendenti animaletti d’argento, realizzati a mano da Giovanni Raspini utilizzando l’antica tecnica della fusione a cera persa, divengono protagonisti di un gesto artistico senza precedenti. L’installazione ha visto dialogare materia e idea, eccellenza artigianale e azione concettuale, mentre una sorta di fil-rouge artistico si è dipanato tra le antiche pietre, nei luoghi più significativi del centro storico. Quasi una caccia al tesoro che conduce alla scoperta dell’universo onirico e animalier di Giovanni Raspini.

Ma veniamo al qui e ora: ventiquattro topi d’argento sono incredibilmente approdati a Roma, ancora un po’ frastornati per l’incontro con la città eterna. Una fuga più consapevole della prima, mirata a far valere la primogenitura d’un gesto concettuale e animalier davvero importante. Usciti dal palazzo del Sansovino, sono saliti furtivamente a bordo di un pullman di turisti romani giunti a Monte San Savino per gustare le famose bistecche di carne chianina, ingiustamente definite “fiorentine”. Nascosti nel vano motore, e muniti di una guida cartacea dello Gnamc dimenticata mesi fa al palazzo da una turista distratta, sono giunti a Roma e scesi al volo nei pressi del Lungotevere Flaminio, da dove hanno raggiunto con passo deciso la Galleria nazionale. Visitate le collezioni e ammirate le grandi sculture, si sono accaparrati un proprio spazio al punto di ristoro e ora non intendono più andarsene. Hanno costruito una comoda tana e proprio lì ricevono i tanti visitatori. Chissà quanto rimarranno, accasati in un luogo ospitale ove le vie del tempo incontrano quelle dello spazio e dell’arte.