{"id":2361,"date":"2025-05-30T16:40:57","date_gmt":"2025-05-30T14:40:57","guid":{"rendered":"http:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/?post_type=evento&#038;p=2361"},"modified":"2025-05-30T16:40:57","modified_gmt":"2025-05-30T14:40:57","slug":"reflections-dino-gavina-larte-e-il-design","status":"publish","type":"evento","link":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/evento\/reflections-dino-gavina-larte-e-il-design\/","title":{"rendered":"Reflections. Dino Gavina, l\u2019arte e il design"},"content":{"rendered":"<p><em>Reflections. Dino Gavina, l\u2019arte e il design<\/em>\u00a0indaga l\u2019emblematica figura di Dino Gavina, imprenditore illuminato e sovversivo \u2013 come lui amava definirsi \u2013 nell\u2019Italia della seconda meta\u0300 del \u2019900. La mostra a cura di Giovanna Coltelli con il progetto allestitivo di Marco Brunori, mette al centro la relazione tra arte e produzione industriale che, nel pensiero di Dino Gavina, possono e devono camminare insieme per cambiare il mondo.<\/p>\n<p><em>\u201cIl futuro \u00e8 avventura. Sono le parole di Dino Gavina, perfette per spiegare le ragioni di una mostra al di l\u00e0 di tutte le necessit\u00e0 che intrecciano la storia dell\u2019arte e quella del design dentro le sale di un museo e in particolare della Galleria Nazionale che continua a annodare e sciogliere i legami di un tempo lungo tre secoli. Le \u201criflessioni\u201d a riguardo sono molteplici e non solo speculari.<\/em><\/p>\n<p><em>La mostra prova a metterle in campo tutte per raccontarne alla fine una sola: come trasformare lo stupore e la curiosit\u00e0 non solo in intuizioni ma in oggetti concreti e persino riproducibili, industriali senza smettere di essere artigianali. \u00c8 stato definito sovversivo, pioniere, sperimentatore, aggiungo temerario, come coloro che credono alla bellezza dei propri sogni, concreto e appassionato traduttore del fare a regola d\u2019arte. Amava la dimensione ludica della vita, l\u2019ingrediente segreto dei suoi progetti, e l\u2019ironia, quella che ti strappa un sorriso e una riflessione. \u00abUna cosa fatta di niente, la cosa pi\u00f9 bella che ho fatto\u00bb, inarrivabile definizione della sua prima invenzione, la Tripolina, una seduta semplice e ancestrale. Perch\u00e9 per riflettere bisogna smettere di correre e di agitarsi, bisogna stare fermi in una posizione comoda e godersi il paesaggio del futuro, immaginarsi il mondo come si vorrebbe che fosse e poi senza esitazione ma con tutti i dubbi, iniziare ad andargli incontro\u201d.<\/em><\/p>\n<p><small>Dal testo in catalogo di Cristiana Collu, Direttrice della Galleria Nazionale<\/small><\/p>\n<p>Il percorso espositivo della mostra accosta oggetti di design vintage e contemporanei a capolavori realizzati da artisti e designer con cui Gavina ha saputo tessere relazioni umane e professionali. Tra le firme piu\u0300 note ci sono quelle di Lucio Fontana, Man Ray, Marcel Duchamp, Marcel Breuer, Carlo e Tobia Scarpa, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Kazuhide Takahama, Enzo Mari, Sebastian Matta, Alan Irvine, Novello Finotti, Giacomo Balla, Andre\u0301 Masson, Rene\u0301 Magritte, Jackson Pollock, Li Yuen Chia.<\/p>\n<p>La mostra presenta anche una selezione di opere cinetiche delle collezioni della Galleria Nazionale, in cui figurano molti artisti che Gavina aveva esposto nel 1967 in una mostra itinerante nei suoi negozi, intitolata \u201cLa Luce\u201d che, insieme alla piu\u0300 conosciuta \u201cLo spazio dell\u2019immagine\u201d di Foligno, e\u0300 stata di grande importanza per l\u2019arte contemporanea italiana. Molti di questi artisti fecero parte del memorabile Centro Duchamp, la factory che Gavina aveva fondato nel 1967 con sede nel suo stabilimento di San Lazzaro, dove artisti, ingegneri, letterati, scienziati, poeti, architetti, musicisti e tecnici ebbero la possibilita\u0300 di sperimentare nuovi materiali e nuovi linguaggi espressivi, supportati dal suo mecenatismo. Testimoniano questa esperienza opere di Getullio Alviani, Alberto Biasi, Davide Boriani, Ennio Chiggio, Gianni Colombo, Hugo Demarco, Gabriele De Vecchi, Angel Duarte, Edoardo Landi, Julio Le Parc, Elio Marchegiani, Gino Marotta, Manfredo Massironi.<\/p>\n<p>Particolare attenzione e\u0300 dedicata alle artiste che hanno avuto con Gavina legami familiari, amicali e lavorativi, a partire da sua moglie, l\u2019artista verbo-visuale Greta Scho\u0308dl, alle artiste cinetiche del Centro Duchamp come Grazia Varisco, Marina Apollonio e Martha Boto, passando dall\u2019amica Marina Abramovic\u0301 per finire con quelle coinvolte direttamente nella produzione degli oggetti d\u2019arredo, come Meret Oppenheim, Marion Baruch e Mariyo Yagi.<\/p>\n<p>L\u2019allestimento, affidato all\u2019architetto Marco Brunori designer dello Studio Gavina, presenta con efficacia nello spazio del museo il dialogo tra gli oggetti di design e le opere: tutto si ri-produce dentro superfici specchianti, in dialogo tra loro e lo spazio che le ospita, con un gioco di rimandi che invita anche il pubblico a \u201cesporsi\u201d e quindi a partecipare all\u2019esperienza della riflessione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Reflections. 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