{"id":4121,"date":"2026-03-27T15:55:55","date_gmt":"2026-03-27T14:55:55","guid":{"rendered":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/?p=4121"},"modified":"2026-03-27T15:58:47","modified_gmt":"2026-03-27T14:58:47","slug":"dissociazione-di-giorgio-celiberti-entra-nella-collezione-permanente-della-gnamc","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/dissociazione-di-giorgio-celiberti-entra-nella-collezione-permanente-della-gnamc\/","title":{"rendered":"Dissociazione di Giorgio Celiberti entra nella collezione permanente della GNAMC"},"content":{"rendered":"<p>Dal 27 marzo 2026 <strong><em>Dissociazione<\/em> (1991 \u2013 1994<\/strong>), Affresco del Maestro friulano <strong>Giorgio Celiberti<\/strong>, entra a far parte della collezione permanente della <strong>Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea<\/strong>.\u00a0 Il nucleo concettuale della ricerca dell&#8217;artista si configura con l\u2019umanit\u00e0 nella sua forma pi\u00f9 essenziale, intesa come relazione tra individui e come misteriosa tensione tra terra e cielo, tra memoria e futuro, tra esperienza individuale e dimensione universale dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p>La visita al lager di Terez\u00edn (Repubblica Ceca), nel 1965, segna un momento topico, uno snodo fondamentale per il Maestro non solo a livello umano ma anche di cammino artistico: i graffiti, le lettere e le poesie dei bambini ebrei deportati diventano un nucleo centrale della sua poetica, orientata alla memoria.<\/p>\n<p>La concezione artistica di Celiberti non \u00e8 legata a logiche economiche o professionali, ma si profila come una missione interiore. Le sue opere compongono un nucleo unito, una &#8220;famiglia silenziosa&#8221;, e riflettono un percorso di ricerca spirituale in continua trasformazione, in cui l&#8217;opera non costituisce un punto d&#8217;arrivo, ma una tappa evolutiva. Attraverso la sua arte, il Maestro si connette con l&#8217;umanit\u00e0, fatta di eventi e di sentimenti, facendosi memoria di dolore, di sentimenti, di emozioni.<\/p>\n<p>Il grande affresco, che rappresenta un punto fermo nella ricerca dell&#8217;artista, mette in luce tutti gli elementi del linguaggio segnico a cui \u00e8 approdato a met\u00e0 degli anni Sessanta: la rugosit\u00e0 materica, i simboli infantili, i colori primitivi del bianco, del rosso e del nero. Ma se nei lavori di quegli anni la cromia era drammatica (grandi campiture di nero in cui affioravano come ferite i cuori rossi e gli altri segni) in \u201cDissociazione\u201d, come nelle altre opere della prima met\u00e0 degli Anni \u201990, si nota un deciso schiarirsi della tavolozza a rappresentare uno stacco dai periodi terribili, una dissociazione appunto, un augurio di ritorno alla vita come un&#8217;accorata vocazione al perdono.<\/p>\n<p>L\u2019ingresso di <strong><em>Dissociazione<\/em><\/strong> arricchisce la collezione, amplificando la volont\u00e0 della Galleria e dell&#8217;artista di valorizzare con il pubblico una ricerca profonda che fonde memoria e materia in un&#8217;esperienza umana universale in dialogo tra passato e presente.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>NOTE BIOGRAFICHE<\/strong><\/p>\n<p>Giorgio Celiberti nasce a Udine nel 1929 e si avvicina alla pittura in giovanissima et\u00e0. A soli diciotto anni partecipa alla Biennale di Venezia del 1948. Dopo gli studi al liceo artistico lavora nello studio di Emilio Vedova e condivide l\u2019esperienza veneziana con Tancredi Parmeggiani.<\/p>\n<p>Negli anni Cinquanta si trasferisce a Parigi, entrando in contatto con le principali correnti dell\u2019avanguardia europea. Successivamente vive a Bruxelles grazie a una borsa del Ministero della Pubblica Istruzione e poi a Londra, negli anni segnati dall\u2019espressionismo di Francis Bacon e Graham Sutherland. Il suo spirito inquieto lo porta a viaggiare anche in America e nei Caraibi, tra Messico, Cuba, Venezuela e Stati Uniti, assorbendo influenze internazionali. Dopo un periodo a Roma, a met\u00e0 degli anni Sessanta torna a Udine aprendo una nuova fase della sua ricerca.<\/p>\n<p>Nel 1965 la visita al lager di Terez\u00edn segna un momento decisivo: i graffiti e le poesie dei bambini ebrei deportati diventano un nucleo centrale della sua poetica.<\/p>\n<p>Accanto alla pittura sviluppa intensamente anche la scultura, lavorando con bronzo, alluminio, pietra, ceramica e vetro. Le sue opere raffigurano spesso animali e figure arcaiche \u2013 cavalli, cavalieri, capre, uccelli e gatti \u2013 accanto a forme simboliche come stele, frammenti e bassorilievi che evocano civilt\u00e0 antiche.<\/p>\n<p>Nel corso della carriera partecipa pi\u00f9 volte alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma, ricevendo numerosi premi e realizzando oltre duecento mostre personali in Italia e all\u2019estero, in citt\u00e0 come New York, Parigi, Londra, Barcellona, Madrid e Bruxelles.<\/p>\n<p>Tra le opere monumentali spicca l\u2019affresco di 800 metri quadrati realizzato tra il 1989 e il 1991 nel centro congressi dell\u2019Hotel Kawakyu in Giappone. Nel 2011 dona una grande stele al Memoriale della Fortezza di Terez\u00edn. Negli anni successivi le sue opere entrano in importanti collezioni, tra cui il Museo W\u00fcrth, il MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto\u00a0e la Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni continua a esporre e realizzare installazioni in Italia e all\u2019estero, collaborando anche con Philippe Daverio e Marco Nereo Rotelli. Nel 2025 una sua stele viene acquisita dal Parlamento Europeo per la collezione permanente di Bruxelles. Nello stesso anno viene ricevuto da Papa Leone XIV, al quale dona una scultura ispirata alla Croce di Gerusalemme. Nel 2026 partecipa alla sua sesta Biennale di Venezia, esponendo accanto al nipote omonimo, al debutto nella manifestazione.<\/p>\n<p>Vive e lavora a Udine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 27 marzo 2026 Dissociazione (1991 \u2013 1994), Affresco del Maestro friulano Giorgio Celiberti, entra&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":4086,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[128],"tags":[],"class_list":["post-4121","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-donazioni"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4121","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4121"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4121\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4122,"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4121\/revisions\/4122"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4086"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4121"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4121"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4121"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}