{"id":4159,"date":"2026-04-08T13:12:07","date_gmt":"2026-04-08T11:12:07","guid":{"rendered":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/?p=4159"},"modified":"2026-04-13T10:55:06","modified_gmt":"2026-04-13T08:55:06","slug":"il-design-alla-gnamc","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/il-design-alla-gnamc\/","title":{"rendered":"Il design alla GNAMC"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il progetto presenta il nuovo allestimento instaurando un dialogo tra arti visive e design, con l&#8217;obiettivo di riconoscere al design un ruolo rilevante nell\u2019ambito della creativit\u00e0 contemporanea e, parimenti, di rendere le sale del museo e l\u2019area accoglienza pi\u00f9 confortevoli e familiari, grazie al coinvolgimento di prestigiose aziende italiane che hanno partecipato in qualit\u00e0 di sponsor tecnici dell\u2019iniziativa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Soprattutto in Italia il design \u00e8 stato ed \u00e8 tuttora un fenomeno artistico rilevante: ha tradotto gli stimoli provenienti dalla globalizzazione, dalla competizione sui mercati e dall\u2019innovazione tecnologica in una forma di arte che sviluppa la cultura del progetto, mantenendo l\u2019equilibrio tra componenti artistiche e tecniche, e delega l\u2019esecuzione materiale dell\u2019opera, o meglio, la ingegnerizza, per renderla pi\u00f9 economica e diffusa. Il percorso espositivo della GNAMC lo racconta, guidando i visitatori attraverso gli ultimi due secoli di storia, attraverso sale arredate con sedute iconiche, oggetti scultorei, parati e tendaggi, che mutano la percezione del museo e invitano i visitatori ad \u201cabitarlo\u201d.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>AGAPECASA<\/b><\/p>\n<p><b>Angelo Mangiarotti, <\/b><b><i>Sedia Clizia<\/i><\/b><b>, 1990, Agapecasa\u00a0<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala Capogrossi &#8211; Cardazzo<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La seduta <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Clizia<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> trasforma il rigore del cemento in una scultura sinuosa. Grazie a un unico taglio monolitico ispirato a Escher, il design ottimizza la materia riducendo gli scarti. Questo capolavoro \u00e8 uno dei frutti della collaborazione tra lo Studio Mangiarotti e Agapecasa, che dal 2009 ne detiene i diritti esclusivi. Il brand riedita i classici del Maestro, aggiornandoli con rigore filologico per esaltarne la sensibilit\u00e0 materica e l&#8217;atemporale eleganza italiana.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>ARMANI\/CASA<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala Klimt<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La nuova veste della Sala Klimt \u00e8 stata realizzata con la carta da parati e i tendaggi di Armani\/Casa.<\/span><\/p>\n<p><b><i>Plain (Precious Fibers 2)\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Carta da parati realizzata in seta e filati metallici. La lavorazione pregiata e l\u2019inserimento di filati laminati conferiscono al rivestimento luminosit\u00e0 e delicati riflessi alla luce, incarnando l\u2019eleganza senza tempo di Armani.<\/span><\/p>\n<p><b><i>Canterbury<\/i><\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tessuto leggero per tende. La trama raffinata e la trasparenza delicata disegnano un\u2019eleganza sobria, espressa nelle cromie tipiche del mondo Armani.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>CAIMI BREVETTI<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sale museali<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Le sale museali rinnovate nel nuovo allestimento della collezione permanente sono state dotate di nuovi supporti per le schede di sala, le colonnine <\/span><b><i>Totem Battista<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> di Caimi. Ogni scheda illustra le opere esposte in ciascuna sala espositiva, che verranno rese disponibili in diverse lingue.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>CAPPELLINI<\/b><\/p>\n<p><b>Jasper Morrison, <\/b><b><i>Thinking Man\u2019s Chair<\/i><\/b><b>, 1988, Cappellini<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Cortile dei Saturnali<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Thinking Man\u2019s Chair<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u00e8 un invito alla contemplazione. Jasper Morrison progetta una seduta essenziale dove il profilato piatto sostiene il corpo e la struttura tubolare garantisce leggerezza visiva. L\u2019ispirazione nasce nel 1985 osservando una sedia antica priva di imbottitura: Morrison decide cos\u00ec di creare un oggetto di sola struttura, senza superfici chiuse.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il nome originale, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Drinking Man\u2019s Chair<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, divenne <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Thinking<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> dopo che il designer lesse uno slogan su un pacchetto di scovolini per pipe. Dopo i primi prototipi artigianali esposti a Tokyo e Londra, la svolta arriva nel 1987 grazie a Giulio Cappellini. Il lancio alla Fiera di Milano del 1988 segna l\u2019ingresso del design britannico nel cuore dell\u2019industria italiana.\u00a0<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>CASSINA<\/b><\/p>\n<p><b>Gerrit Thomas Rietveld,\u00a0sedia<\/b><b><i>\u00a0Zig Zag &#8211;\u00a0<\/i><\/b><b>Collezione Cassina iMaestri, 1973, design 1934<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala Sironi<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Progettata nel 1934 da Gerrit Rietveld, la sedia Zig Zag rappresenta una sfida radicale ai canoni della seduta tradizionale. Eliminando le gambe tradizionali, l&#8217;architetto olandese crea una linea continua e spezzata in legno massello, trasformando il vuoto in architettura portante.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Oggi Cassina riedita questo capolavoro nella Collezione iMaestri, preservandone l&#8217;audacia tecnica. La solidit\u00e0 \u00e8 garantita da raffinati incastri a coda di rondine, sintesi perfetta tra ebanisteria d&#8217;eccellenza e rigore geometrico. Un pezzo storico che eleva il design a forma d&#8217;arte.<\/span><\/p>\n<p><b>Gio Ponti, sedia<\/b><b><i>\u00a0699<\/i><\/b><b>\u00a0<\/b><b><i>Superleggera &#8211;\u00a0<\/i><\/b><b>Collezione Cassina iMaestri, design\u00a01957<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala Burri<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Progettata nel 1957 da Gio Ponti e prodotta da Cassina, la <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">699 Superleggera<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u00e8 uno dei vertici del design razionalista. Evoluzione della sedia di Chiavari, riduce la materia all&#8217;essenziale con montanti in frassino di soli 18 mm. La sua incredibile robustezza fu provata dal celebre lancio dal primo piano, da cui usc\u00ec intatta. Oggi Cassina la produce per la Collezione iMaestri, preservando i complessi incastri originali e quel perfetto equilibrio tra audacia tecnica e leggerezza assoluta.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cCreando la Superleggera &#8211; diceva Gio Ponti &#8211; ho seguito il processo perenne della tecnica, che va dal pesante al leggero: togliendo materia e peso inerti, identificando al limite la forma con la struttura, saggiamente e senza virtuosismi, cio\u00e8 rispettando allo stesso tempo l&#8217;utilit\u00e0 e la solidit\u00e0 esatta\u201d.<\/span><\/p>\n<p><b>Erik Gunnar Asplund, sedia G\u00f6teborg 1 &#8211; Collezione Cassina iMaestri, 1983, design 1934-1937<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala De Chirico<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Disegnata nel 1934 da Erik Gunnar Asplund per il Municipio di G\u00f6teborg, questa sedia segna il passaggio dal classicismo nordico al funzionalismo. La struttura in frassino si distingue per lo schienale curvo e avvolgente, che fonde rigore geometrico e comfort organico.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nella riedizione della Collezione iMaestri (1983), Cassina ne preserva l&#8217;integrit\u00e0 poetica con un&#8217;ebanisteria di alta precisione. Un&#8217;icona di eleganza senza tempo che trasforma un arredo pubblico in un capolavoro domestico<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>PHILIPPE CRAMER<\/b><\/p>\n<p><b>Philppe Cramer, <\/b><b><i>Aeternus Eternus II<\/i><\/b><b>, 2024, Cramer + Cramer S\u00e0rl<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala Calder<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Philippe Cramer lavora combinando curve organiche con forme geometriche, con riferimenti all&#8217;antichit\u00e0, all&#8217;arte moderna e alla natura, esplorando come forma e materiale possano trascendere le parole. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Scultura e opera funzionale al tempo stesso, Aeternus Eternus II <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">ricorda un nastro di M\u00f6bius, sublimata dall&#8217;impresa tecnica necessaria per modellare il <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">granito nero dello Zimbabwe.<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> L&#8217;artista vuole suggerire che questa antica massa di roccia, apparentemente congelata da millenni, sia stata trasformata dall&#8217;influenza di una forza superiore. Il titolo dell&#8217;opera, una frase latina che significa &#8220;per sempre&#8221;, evoca il concetto di eternit\u00e0. L&#8217;anello scolpito della seduta simboleggia il ciclo incessante della vita nella morte e della morte nella vita. La superficie rivolta verso il cielo ruota per diventare la superficie rivolta verso il suolo e viceversa. Si pu\u00f2 tracciare un collegamento con la cosmogonia egizia, che descrive un ciclo eterno in cui il sole muore al tramonto per poi rinascere ogni mattina.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>FLEXFORM<\/b><\/p>\n<p><b><i>Bangkok<\/i><\/b><b>, 2008, Flexform Design Center<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala Guttuso, Sala Brandi Rubiu<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il pouf <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Bangkok<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, firmato dal Flexform Design Center, \u00e8 un\u2019icona di eleganza che fonde rigore geometrico e alta manifattura italiana. Caratterizzato da una solida struttura in legno e metallo dagli angoli smussati, questo volume funzionale trova la sua massima espressione nel raffinato rivestimento in cuoio o camoscio intrecciato a mano. La complessa lavorazione artigianale conferisce all&#8217;oggetto una profondit\u00e0 materica unica, elevandolo a pezzo iconico del design contemporaneo.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>DAVIDE GROPPI<\/b><\/p>\n<p><b>Davide Groppi, lampada <\/b><b><i>INFINITO<\/i><\/b><b>, 2016<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Bookshop<\/span><\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">INFINITO<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u00e8 un concetto spaziale. Un nastro sottilissimo taglia lo spazio e produce luce indiretta. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">INFINITO<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> smaterializza l\u2019oggetto lampada, trasformandolo in qualcos\u2019altro, lasciandone solo una traccia, una riga e poi nemmeno pi\u00f9 quella, solo la luce.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La lampada \u00e8 stata scelta per illuminare l\u2019area dedicata al bookshop del museo.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>KARTELL<\/b><\/p>\n<p><b>Kartell,\u00a0sedia\u00a0<\/b><b><i>Victoria Ghost<\/i><\/b><b>, design\u00a0Philippe Starck,\u00a02002<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala dell\u2019Ercole<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La sedia <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Victoria Ghost<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> disegnata da Philippe Starck \u00e8 realizzata iniettando granuli di policarbonato in uno stampo industriale.\u00a0 Al suo esordio \u00e8 stata prodotta con il materiale proveniente da una multinazionale della chimica che veniva utilizzato per gli scudi della polizia americana e oggetti di funzione, trasparente ma altamente resistente. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Victoria Ghost<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> continua la sua evoluzione in policarbonato 2.0 brevettato da Kartell.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Oggi, l\u2019innovazione tecnologica di Kartell ha portato a realizzare la seduta nel nuovo policarbonato green, ottenuto attraverso un processo di sintesi derivato in gran parte da scarti industriali della cellulosa e della carta certificato ISCC* (International Sustainability and Carbon Certification) che assicura una riduzione fino al 60% dell\u2019impatto ambientale in termini di emissioni di anidride carbonica.<\/span><\/p>\n<p><b>Kartell, sedia <\/b><b><i>Belvedere<\/i><\/b><b>, design Ludovica Serafini\u00a0+ Roberto Palomba, 2025<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala Balzico<\/span><\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">Belvedere<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u00e8 un progetto creativo di Ludovica Serafini e Roberto Palomba, ispirata all\u2019eleganza senza tempo del Palazzo viennese del Belvedere, custode di arte e tradizione austriaca. Questo progetto nasce dall\u2019incontro tra la raffinata eredit\u00e0 delle sedute viennesi e l\u2019innovazione di Kartell. La paglia di Vienna si combina con una struttura in plastica riciclata, conferendole leggerezza e modernit\u00e0. Questi materiali, apparentemente distanti, dialogano in modo inedito, dando vita a una cifra stilistica originale. Il risultato \u00e8 un equilibrio perfetto tra artigianalit\u00e0 e tecnologia, passato e futuro.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La sedia Belvedere incarna un\u2019eleganza sobria e rigorosa, simbolo di raffinatezza contemporanea. Non \u00e8 un semplice omaggio alla tradizione, ma una reinterpretazione che guarda avanti, delineando un nuovo codice estetico.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>Molteni&amp;C\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>Gio Ponti, <\/b><b><i>D.151.4<\/i><\/b><b>, 1951 (riedizione 2017), Molteni&amp;C, courtesy Gio Ponti Archives<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala Morandi<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La collezione di Gio Ponti, che Molteni&amp;C dedica al grande designer, nasce nel 2012 in collaborazione con l\u2019Archivio Gio Ponti sotto la direzione artistica di Studio Cerri &amp; Associati. Un omaggio ad uno degli architetti pi\u00f9 complessi del XX secolo e un\u2019opportunit\u00e0 di confronto con la storia, rinnovando cos\u00ec l\u2019attenzione sui protagonisti dell\u2019architettura italiana e internazionale. La poltrona D.151.4 viene disegnata da Gio Ponti per l\u2019Andrea Doria, considerata ai tempi la nave pi\u00f9 bella del mondo. Interessatosi al progetto dell\u2019arredo navale gi\u00e0 a partire dagli anni \u201820, Gio Ponti ne fece diretta esperienza tra il 1949 e il 1951 in quattro transatlantici e due navi da crociera rinnovati o costruiti ex novo dopo la guerra: Conte Grande, Africa, Oceania, Conte Biancamano, Andrea Doria e Giulio Cesare. In queste occasioni Ponti progetta questa poltroncina con lievi varianti, ricercando comodit\u00e0, comfort, leggerezza mostrando un uso sapienti dei materiali.<\/span><\/p>\n<p><b>Jean Nouvel, <\/b><b><i>SKiN<\/i><\/b><b>, 2007, Molteni&amp;C<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala Fontana<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">All\u2019interno della sala che ospita opere di Fontana ma anche di Giacometti, Manzoni, Melotti e Kline, \u00e8 stata inserita la poltrona <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">SKiN<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> per un\u2019intrinseca assonanza formale e cromatica con l\u2019universo segnico dell\u2019Artista. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">SKiN<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, disegnata da Jean Nouvel per Molteni&amp;C, \u00e8 un oggetto \u201cscultura\u201d dalla forte presenza, immaterialit\u00e0, leggerezza e compattezza. Una seduta in sospensione, dove l\u2019elemento decorativo in cuoio diventa strutturale. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">SKiN<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> nasce dalla capacit\u00e0 di dare seguito all\u2019idea che ha ispirato il Mus\u00e9e du Quai Branly a Parigi, progettato da Jean Nouvel, reinterpretando soluzioni architettoniche uniche in un prodotto. Frutto della pluriennale collaborazione tra Jean Nouvel e Molteni&amp;C, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">SKiN<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u00e8 caratterizzata da una struttura tubolare in acciaio con rivestimento portante in cuoio inciso al laser. Per il suo alto valore innovativo, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">SKiN<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u00e8 stata premiata con prestigiosi premi internazionali, tra cui il Red Dot Award \u201cBest of the Best\u201d, L\u2019ELLE DECOR Design Award e l\u2019inserimento nella selezione ADI Design Index nel 2008.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>POLTRONA FRAU<\/b><\/p>\n<p><b>Roberto Lazzeroni, <\/b><b><i>Panca Glenn<\/i><\/b><b>, 2019, Poltrona Frau<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala Michetti<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il celebre pianista canadese Glenn Gould era talmente affezionato al suo sgabello da pianoforte personale, in realt\u00e0 una vecchia sedia adattata dal padre ai suoi particolarissimi criteri di seduta, al punto da rifiutarsi di suonare senza. E proprio allo sgabello da piano del grande musicista si \u00e8 ispirato Roberto Lazzeroni per disegnare Glenn, un pouf che pu\u00f2 essere utilizzato indifferentemente anche come panchetta o poggiapiedi. Originariamente era stato concepito proprio come un pouf per prendere poi la forma della panca realizzata nel 2019. La sua seduta in Pelle Frau \u00ae\u00a0 \u00e8 arricchita da una lavorazione manuale in capitonn\u00e9, ormai simbolo della perizia artigianale e della qualit\u00e0 del marchio Poltrona Frau. La personalit\u00e0, la grande armonia e l&#8217;equilibrio nelle proporzioni hanno reso il pouf Glenn un elemento d&#8217;arredo autonomo e versatile.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>PORRO<\/b><\/p>\n<p><b>Piero Lissoni, <\/b><b><i>Panca Groove<\/i><\/b><b>, 2007, Porro<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala Twombly<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Disegnata da Piero Lissoni per Porro, la panca <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Groove<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u00e8 una sintesi magistrale di minimalismo zen e rigore geometrico. La struttura, sottoposta ad un processo di semplificazione massima delle forme, si compone di una seduta in legno massiccio sostenuta da due basi inclinate ad incastro che esaltano la purezza della materia. Realizzata in pregiato hemlock o nelle numerose essenze della collezione Porro, l\u2019opera incarna perfettamente il connubio tra tradizione artigianale e precisione tecnologica, celebrando un&#8217;estetica della sottrazione dove la bellezza risiede interamente nella nobilt\u00e0 del materiale e nella pulizia delle forme.<\/span><\/p>\n<p><b>Nao Tamura, <\/b><b><i>Panca Origata<\/i><\/b><b>, 2024, Porro<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala Dorazio<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La Panca Origata, creata dalla designer Nao Tamura per Porro, \u00e8 una sintesi magistrale tra geometria industriale e poesia giapponese. Il progetto traspone nel metallo l&#8217;essenza dell\u2019<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Origata<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, l\u2019antica arte cerimoniale di piegare la carta per avvolgere doni senza l&#8217;uso di tagli. Proprio come un foglio di carta sapientemente modellato o un abito tradizionale che riduce al minimo gli sprechi di tessuto, la panca nasce da un unico foglio di alluminio tagliato e piegato con estrema precisione. In questa struttura monolitica, le pieghe superano la funzione decorativa per farsi pilastri strutturali: garantiscono stabilit\u00e0 e rigore, conferendo all&#8217;alluminio una leggerezza quasi eterea. Il risultato \u00e8 un oggetto dal profilo minimale ed essenziale, capace di trasformarsi in un gesto di accoglienza e armonia.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>RUBELLI<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala Mondrian<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La Sala Mondrian \u00e8 stata impreziosita dalle tende realizzate con il tessuto <\/span><b><i>Shanghai<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> di RUBELLI, azienda tessile veneziana giunta alla quinta generazione. Caratterizzato dalle tipiche irregolarit\u00e0 dello shantung, Shanghai \u00e8 un tessuto tecnico che conserva l\u2019aspetto naturale della seta rustica tessuta a mano e assicura un drappeggio perfetto. Dall\u2019ampia palette colori in cui Shanghai viene proposto, per la Sala Mondrian \u00e8 stata scelta la variante gialla.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>SLAMP<\/b><\/p>\n<p><b>Marc Sadler, lampada <\/b><b><i>Poppy<\/i><\/b><b>, Slamp\u00a0<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Area ristoro<\/span><\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">Poppy<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u00e8 un\u2019installazione luminosa modulare nata tra l\u2019incontro fra Marc Salder e Slamp, in un processo che incrocia artigianalit\u00e0 e tecnologia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ogni bocciolo \u00e8 realizzato in Lentiflex\u00ae tecnoformato a mano, ogni pezzo \u00e8 unico e realizzato dalle \u201cSarte della Luce\u201d artigiane specializzate che operano all&#8217;interno dell&#8217;atelier Slamp a Pomezia, alle porte di Roma. Un fiore su sette viene aerografato a mano in rosso, un gesto artistico che rende ogni composizione ancora pi\u00f9 esclusiva.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>ZANOTTA<\/b><\/p>\n<p><b>Carlo Mollino, <\/b><b><i>Sedia Fenis<\/i><\/b><b> CM, 1959, Zanotta<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sala Arte povera<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La sedia <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Fenis<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> rappresenta uno dei vertici espressivi di Carlo Mollino, figura tra le pi\u00f9 versatili e dinamiche del panorama creativo italiano. Progettata nel 1959 per il Castello del Valentino &#8211; sede della Facolt\u00e0 di Architettura di Torino &#8211; la seduta non \u00e8 un semplice oggetto d&#8217;arredo, ma una vera e propria scultura domestica che sfida i confini tra design e arte. Il passaggio dalla dimensione del pezzo unico alla diffusione su scala pi\u00f9 ampia si deve all&#8217;iniziativa di Aurelio Zanotta, che nel 1981 scelse di includere la Fenis nel proprio catalogo,<\/span> <span style=\"font-weight: 400;\">preservando l\u2019integrit\u00e0 del disegno originale, trasformando un progetto d&#8217;\u00e9lite in un esempio di alto artigianato seriale. In legno massello, \u00e8 lavorata con una perizia che cela la complessit\u00e0 degli incastri strutturali. La fluidit\u00e0 con cui lo schienale si raccorda ai sostegni verticali definisce un profilo ispirato alle linee naturali, tipico del linguaggio di Mollino.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tutti i diritti di propriet\u00e0 intellettuale su opere, disegni e documenti di Carlo Mollino sono di titolarit\u00e0 dello Stato Italiano ex art. 586 c.c. \u2013 Prodotto su licenza esclusiva \u2013 concessione dell\u2019Agenzia del Demanio.<\/span><\/p>\n<p><img data-dominant-color=\"f4f0f0\" data-has-transparency=\"false\" style=\"--dominant-color: #f4f0f0;\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-4183 size-full not-transparent\" src=\"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Loghi-11.04-senza-Guzzini.webp\" alt=\"\" width=\"2144\" height=\"1034\" srcset=\"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Loghi-11.04-senza-Guzzini.webp 2144w, https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Loghi-11.04-senza-Guzzini-300x145.webp 300w, https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Loghi-11.04-senza-Guzzini-1024x494.webp 1024w, https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Loghi-11.04-senza-Guzzini-768x370.webp 768w, https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Loghi-11.04-senza-Guzzini-1536x741.webp 1536w, https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Loghi-11.04-senza-Guzzini-2048x988.webp 2048w\" sizes=\"(max-width: 2144px) 100vw, 2144px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il progetto presenta il nuovo allestimento instaurando un dialogo tra arti visive e design, con&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":4160,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-4159","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4159","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4159"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4159\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4185,"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4159\/revisions\/4185"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4160"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4159"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4159"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gnamc.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4159"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}