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Orario di inizio: 13:00
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea accoglie nella sua collezione permanente Dissociazione (1991-1994), affresco del Maestro friulano Giorgio Celiberti.
Celiberti è uno dei protagonisti dell’arte italiana contemporanea, fin dalla sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1948, quando aveva appena diciotto anni.
La cerimonia ufficiale di donazione si terrà venerdì 27 marzo 2026 alle ore 13.00 nella Sala delle Colonne, alla presenza della direttrice della GNAMC, Renata Cristina Mazzantini.
L’evento di donazione segna anche l’apertura dell’esposizione temporanea Dalla Biennale del 48 ad oggi, curata da Alessio Alessandrini, allestita presso la GNAMC e visitabile fino al 3 maggio 2026.
La rassegna restituisce una ricercata selezione delle opere del Maestro, testimoniando la continuità del suo percorso volto alla ricerca di umanità e spiritualità e configurandosi come veicolo della memoria di un secolo, il Novecento, e dei sentimenti che lo hanno attraversato.
Simboli, segni, materia, colori si incontrano nelle sue tele come realizzazione di una missione interiore. Dopo le tragedie della guerra, la realtà appare come bisognosa di essere “rinominata”, per recuperare una purezza primitiva. Per l’artista nominare le cose attraverso le sue opere significa in qualche modo crearle, restituendo loro un senso perduto.
L’opera donata, Dissociazione è un affresco di grandi dimensioni (cm 180×150) realizzato tra il 1991 e il 1994 che rappresenta un momento significativo della sua ricerca artistica in cui l’antica tecnica utilizzata si coniuga con un linguaggio contemporaneo fatto di segni essenziali e materia densa. La superficie, tra tonalità chiare che si pongono come augurio di ritorno alla vita come un’accorata vocazione al perdono, e interventi grafici dalla consistente corporeità, riflette la tensione tra memoria e presente che attraversa tutta la poetica dell’artista.
Cuori, lettere, finestre poste in alto poiché irraggiungibili, simboli infantili resi prediligendo colori primitivi che, rispetto alle altre opere dalla scura cromia drammatica, si schiariscono per allontanarsi dai periodi più terribili “dissociandosi” e rendendosi augurio di un ritorno alla vita come un’accorata vocazione al perdono.
Note biografiche
Giorgio Celiberti (Udine, 1929) partecipa alla Biennale di Venezia del 1948 a soli diciotto anni, dopo la formazione al liceo artistico e l’esperienza nello studio di Emilio Vedova. Soggiorni a Parigi, Bruxelles e Londra lo pongono a contatto con le avanguardie europee. Nel 1965 la visita al lager di Terezín segna una svolta decisiva nella sua poetica, incentrata sulla condivisione e la testimonianza. La sua ricerca spazia tra pittura, scultura, incisione e interventi ambientali.
Le sue opere sono presenti in importanti collezioni internazionali, tra cui il Museo Würth, il MART e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Nel 2025 una sua stele è stata acquisita dal Parlamento Europeo per la collezione permanente di Bruxelles. Nel 2026 parteciperà alla sua sesta Biennale di Venezia.
Vive e lavora ad Udine.

