Dissociazione di Giorgio Celiberti entra nella collezione permanente della GNAMC

Dal 27 marzo 2026 Dissociazione (1991 – 1994), Affresco del Maestro friulano Giorgio Celiberti, entra a far parte della collezione permanente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.  Il nucleo concettuale della ricerca dell’artista si configura con l’umanità nella sua forma più essenziale, intesa come relazione tra individui e come misteriosa tensione tra terra e cielo, tra memoria e futuro, tra esperienza individuale e dimensione universale dell’esistenza.

La visita al lager di Terezín (Repubblica Ceca), nel 1965, segna un momento topico, uno snodo fondamentale per il Maestro non solo a livello umano ma anche di cammino artistico: i graffiti, le lettere e le poesie dei bambini ebrei deportati diventano un nucleo centrale della sua poetica, orientata alla memoria.

La concezione artistica di Celiberti non è legata a logiche economiche o professionali, ma si profila come una missione interiore. Le sue opere compongono un nucleo unito, una “famiglia silenziosa”, e riflettono un percorso di ricerca spirituale in continua trasformazione, in cui l’opera non costituisce un punto d’arrivo, ma una tappa evolutiva. Attraverso la sua arte, il Maestro si connette con l’umanità, fatta di eventi e di sentimenti, facendosi memoria di dolore, di sentimenti, di emozioni.

Il grande affresco, che rappresenta un punto fermo nella ricerca dell’artista, mette in luce tutti gli elementi del linguaggio segnico a cui è approdato a metà degli anni Sessanta: la rugosità materica, i simboli infantili, i colori primitivi del bianco, del rosso e del nero. Ma se nei lavori di quegli anni la cromia era drammatica (grandi campiture di nero in cui affioravano come ferite i cuori rossi e gli altri segni) in “Dissociazione”, come nelle altre opere della prima metà degli Anni ’90, si nota un deciso schiarirsi della tavolozza a rappresentare uno stacco dai periodi terribili, una dissociazione appunto, un augurio di ritorno alla vita come un’accorata vocazione al perdono.

L’ingresso di Dissociazione arricchisce la collezione, amplificando la volontà della Galleria e dell’artista di valorizzare con il pubblico una ricerca profonda che fonde memoria e materia in un’esperienza umana universale in dialogo tra passato e presente.


NOTE BIOGRAFICHE

Giorgio Celiberti nasce a Udine nel 1929 e si avvicina alla pittura in giovanissima età. A soli diciotto anni partecipa alla Biennale di Venezia del 1948. Dopo gli studi al liceo artistico lavora nello studio di Emilio Vedova e condivide l’esperienza veneziana con Tancredi Parmeggiani.

Negli anni Cinquanta si trasferisce a Parigi, entrando in contatto con le principali correnti dell’avanguardia europea. Successivamente vive a Bruxelles grazie a una borsa del Ministero della Pubblica Istruzione e poi a Londra, negli anni segnati dall’espressionismo di Francis Bacon e Graham Sutherland. Il suo spirito inquieto lo porta a viaggiare anche in America e nei Caraibi, tra Messico, Cuba, Venezuela e Stati Uniti, assorbendo influenze internazionali. Dopo un periodo a Roma, a metà degli anni Sessanta torna a Udine aprendo una nuova fase della sua ricerca.

Nel 1965 la visita al lager di Terezín segna un momento decisivo: i graffiti e le poesie dei bambini ebrei deportati diventano un nucleo centrale della sua poetica.

Accanto alla pittura sviluppa intensamente anche la scultura, lavorando con bronzo, alluminio, pietra, ceramica e vetro. Le sue opere raffigurano spesso animali e figure arcaiche – cavalli, cavalieri, capre, uccelli e gatti – accanto a forme simboliche come stele, frammenti e bassorilievi che evocano civiltà antiche.

Nel corso della carriera partecipa più volte alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma, ricevendo numerosi premi e realizzando oltre duecento mostre personali in Italia e all’estero, in città come New York, Parigi, Londra, Barcellona, Madrid e Bruxelles.

Tra le opere monumentali spicca l’affresco di 800 metri quadrati realizzato tra il 1989 e il 1991 nel centro congressi dell’Hotel Kawakyu in Giappone. Nel 2011 dona una grande stele al Memoriale della Fortezza di Terezín. Negli anni successivi le sue opere entrano in importanti collezioni, tra cui il Museo Würth, il MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.

Negli ultimi anni continua a esporre e realizzare installazioni in Italia e all’estero, collaborando anche con Philippe Daverio e Marco Nereo Rotelli. Nel 2025 una sua stele viene acquisita dal Parlamento Europeo per la collezione permanente di Bruxelles. Nello stesso anno viene ricevuto da Papa Leone XIV, al quale dona una scultura ispirata alla Croce di Gerusalemme. Nel 2026 partecipa alla sua sesta Biennale di Venezia, esponendo accanto al nipote omonimo, al debutto nella manifestazione.

Vive e lavora a Udine.